aggiornamento fer online

Tutti i Responsabili Tecnici delle ditte che svolgono attività di installazione e manutenzione straordinaria di impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili (FER), entro la fine di quest’anno 2022 dovranno assolvere all’obbligo formativo

Tutti i responsabili tecnici che installano impianti a fonti energie rinnovabili FER, dovranno adempiere all’obbligo di formazione continua che è previsto dal D. Lgs 28/2011. Entro il Dicembre del 2022 tutti i responsabili tecnici che non hanno assolto all’obbligo formativo saranno momentaneamente sospesi dall’abilitazione ed all’installazione degli impianti FER.

Andiamo a vedere cosa dice nel dettaglio il DM del 22 Gennaio 2008 n. 37

L’art. 3 del DM 22 gennaio 2008 n. 37, dispone che il titolare o il legale rappresentante ovvero il responsabile tecnico, al fine dell’esercizio delle attività di cui all’art.1 del DM stesso, deve possedere i requisiti professionali di cui al successivo art. 4.

L’art. 15 invece individua i requisiti tecnico-professionali dei soggetti qualificati con riferimento all’articolo 4 lettere a), b), c) e d) del DM 22 gennaio 2008 n. 37.

L’unico caso in cui il Responsabile Tecnico debba seguire il corso base di 80 ore è quando abbia ottenuto tale requisito attraverso la lettera c), ossia abbia seguito un corso professionalizzante, previo un periodo di inserimento, di almeno quattro anni consecutivi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore. Il periodo di inserimento per le attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera d) è di due anni.

Il responsabile tecnico che invece abbia ottenuto il suddetto titolo attraverso le lettere a), b), o d), dovrà seguire i corsi FER da 16 ore per la macro tipologia elettrica o macro tipologia termoidraulica.

Chiaramente, se si è Responsabile Tecnico di una ditta che svolge entrambe le attività si dovrà seguire il corso per entrambe le macro tipologie, dunque il corso aggiornamento FER di 24 ore, in quanto le prime 8 ore del corso costituiscono la parte comune sia per la macro tipologia elettrica che termoidraulica.

Cosa succede a chi non ha ottemperato all’obbligo formativo entro il 31/12/2022?

Chi non ha ancora provveduto a mettersi in regola, momentaneamente verrà sospeso dall’abilitazione all’installazione e alla manutenzione straordinaria degli impianti FER. Il tutto è facilmente risolvibile, seguendo il percorso formativo previsto, in base alla attività svolta.

Invitiamo quindi chi non lo abbia già fatto, a mettersi in regola ed evitare così spiacevoli conseguenze.

corso bonus casa

A inizio del mese di aprile è stato pubblicato online il nuovo portale tramite il quale si possono inviare all’Enea i dati degli interventi che sfruttano l’Ecobonus e il bonus ristrutturazioni.

Il portale unico permette di scegliere la procedura per il bonus di cui si intende usufruire. L’accesso al portale unico si può effettuare con le credenziali SPID e CIE (Carta di identità energetica). La novità di quest’anno, quindi, è che si ha un unico portale su cui inserire i dati sia relativi all’Ecobonus 2022 (art. 14 del D.L. n.63/2013) per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica, sia al Bonus Casa (art. 16-bis DPR 917/86) per i lavori che comportano un risparmio di energia oppure lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili.

Portale Unico ENEA: cos’è?

Il portale unico è una nuova piattaforma messa a disposizione dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile. In un solo sito si trova lo spazio dove trasmettere all’Enea i dati sugli interventi di efficienza energetica che possono beneficiare delle detrazioni fiscali. Per poter sfruttare le varie agevolazioni fiscali, come Bonus Casa e Ecobonus, bisogna infatti inviare specifiche comunicazioni all’Enea, in base anche alle disposizioni del Ministero della Transizione Ecologica. Il portale si rivolge sia a persone fisiche che giuridiche, ed è diviso in due sezioni: la sezione Ecobonus e la sezione Bonus Casa.

Comunicazioni su interventi all’Enea

Come comunicato da Enea, il termine di 90 giorni per inviare le comunicazioni circa gli interventi che sono stati completati a partire dal 1° gennaio 2022 decorre dalla messa online del portale unico: esso è online dal 1° aprile di quest’anno, quindi le comunicazioni sono da inviare entro il 30 giugno 2022. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la mancata o tardiva trasmissione all’Enea della comunicazione non comporta, seppure sia obbligatoria, la perdita del diritto alla detrazione.

Per quanto riguarda gli interventi che sfruttano gli incentivi dell’Ecobonus, in questo caso bisogna inviare all’Enea la scheda informativa contenente la descrizione dei lavori svolti e l’APE, Attestato di prestazione energetica, che dà un’idea dei risultati dei lavori. Chi svolge lavori che beneficiano del bonus ristrutturazioni, invece, deve trasmettere all’Enea le informazioni sui lavori che possono comportare un risparmio in termini energetici, come la sostituzione degli infissi oppure gli interventi per ridurre la trasmittanza di una parete in un edificio.

Nello specifico, i documenti da inviare sono i seguenti: il documento di identità di chi ha effettuato il bonifico e quindi ha diritto alla detrazione, la visura dell’immobile, una planimetria catastale, alcuni dati relativi all’oggetto per cui si chiede la detrazione, le fatture di installazione e fornitura, una dichiarazione del tecnico abilitato che assicuri la rispondenza dell’intervento ai requisiti richiesti dalla normativa. La procedura è guidata digitalmente, e prima di concluderla si devono registrare tutti i progressi; solo successivamente si potrà procedere con l’invio.

ENEA ha inoltre attivato da qualche tempo il servizio online Virgilio. Si tratta di un vero e proprio assistente virtuale, che grazie all’intelligenza artificiale può dare una risposta in tempo reale ai quesiti sulle detrazioni fiscali relative agli interventi di efficienza energetica negli edifici (Ecobonus, Super Bonus e Bonus Casa).

Il servizio Virgilio, che è costantemente aggiornato sulle ultime circolari dell’Agenzia delle Entrate, è disponibile sempre sul portale ENEA per l’efficienza energetica alla sezione dedicata alle detrazioni fiscali. In caso di risposta non soddisfacente, si consiglia di riproporre al servizio la stessa domanda, ma usando parole diverse da quelle già adoperate in precedenza. Dopo tre tentativi infruttuosi si apre in automatico un form da compilare per inviare il quesito al gruppo di lavoro apposito. Il form può essere inviato solo per quesiti che non hanno ricevuto risposta dal sistema Virgilio.

aggiornamento fer online

Il patentino FER è un attestato che abilita un operatore a installare ed eseguire la manutenzione degli impianti, alimentati a energia rinnovabile. Riguarda quindi tutti quei lavoratori che hanno a che fare con impianti termoidraulici, termoelettrici, pannelli fotovoltaici e molto altro.

Patentino FER: novità dal 2022

Dal gennaio 2022, questa certificazione rientrerà tra le visure camerali obbligatorie.

Per essere più precisi, le visure camerali sono documenti redatti dalla Camera di Commercio e raccolgono informazioni giuridiche ed economiche relative a un’impresa italiana. Inserendo la certificazione FER tra quelle obbligatorie, i clienti che vogliono installare impianti a energia rinnovabile potranno valutare la preparazione e l’affidabilità dell’azienda che si occupa di installazione e manutenzione.

Scadenza patentino FER e aggiornamento

Le misure da adottare circa l’ottenimento del patentino FER sono contenute nel Decreto 37 del 22 gennaio 2008. In particolare, se un tecnico ha ottenuto i requisiti prima del 3 agosto 2013, dovrà seguire un corso di aggiornamento della durata di 16 ore con cadenza triennale. La validità del patentino è quindi tre anni.

Al termine di ogni percorso formativo, il candidato riceve un attestato che certifica le competenze acquisite, il quale dovrà poi essere trasmesso alla Camera di Commercio per aggiornamenti circa l’impresa per cui lavora.

Per quanto riguarda le scadenze degli attestati FER, vigono delle regole ben precise.

Tutti i responsabili tecnici delle imprese che si occupano di installazione e manutenzione di impianti a energia rinnovabile, quindi Fotovoltaico, Solare Termico, Pompe di Calore, Biomasse, sono obbligati all’aggiornamento continuo ogni 3 anni, anche se hanno ottenuto il patentino FER prima del 4 agosto 2013.

La frequenza è obbligatoria per un totale di 16 ore (100% delle presenze). Vi è la possibilità di frequentare le lezioni online. Ciò è possibile ai sensi del punto 5 dell’Accordo Stato-Regioni del 22 dicembre 2016.

Argomenti corso aggiornamento patentino FER

Le lezioni di aggiornamento della certificazione FER si focalizzano sulle procedure più innovative e sulle diverse tipologie di impianto. Tra queste, sono inclusi impianti di tipo Fotovoltaico, Solare Termico, Pompe di Calore, Biomasse.

Le lezioni sono perlopiù teoriche, ma ai partecipanti potrebbe essere richiesto di sviluppare analisi di situazioni concrete attraverso la presentazione di casi pratici.

Grazie a questi corsi di aggiornamento, è possibile assolvere l’obbligo di aggiornamento triennale FER che abilita alla possibilità di rilasciare le dichiarazioni di conformità sugli impianti. A seguito dell’esame finale, verrà rilasciata la certificazione e il tecnico sarà abilitato a operare sugli impianti.

L’attestato è valido in tutta Italia, ai sensi del D. Lgs. 28/2011.

La certificazione FER è una garanzia di competenza e affidabilità. Può aiutare a migliorare i propri profitti, ad attirare più clienti e a garantire delle opere migliori sul territorio, per rendere il nostro pianeta un po’ più green.

aggiornamento fer online

Nel D.Lgs. n. 28/2011, il cosiddetto Decreto rinnovabili, già si potevano leggere nuovi adempimenti circa la ristrutturazione rilevante (demolizione e ricostruzione di un immobile avente superficie utile superiore a 1000 metri quadrati): i progetti di ristrutturazione rilevante devono infatti prevedere l’utilizzo di fonti rinnovabili circa la produzione di energia elettrica, mantenimento delle temperature e impatto sull’ambiente.

Se un individuo necessita una demolizione e ricostruzione, una ristrutturazione o un miglioramento degli impianti di luce, gas, riscaldamento e acqua, può accedere al superbonus 110%. Questo provvedimento consiste in un credito d’imposta per gli interventi di efficientamento energetico. Il suo scopo è quello di rendere le abitazioni e gli edifici meno impattanti sull’ambiente, ma più indipendenti a livello energetico.

Il Superbonus 110% si potrà ottenere contattando aziende e professionisti qualificati, così come previsto dal Decreto.

Gli installatori, per legge, sono obbligati a possedere una certificazione che li abiliti al lavoro, la cosiddetta Qualifica FER, la sigla sta per Fonti di Energia Rinnovabile.

Nei prossimi paragrafi scopriremo cosa si intende per qualifica FER, quali sono gli obblighi per l’installatore e come ottenerlo.

Cos’è la qualifica FER?

La qualifica FER è una certificazione che consente di eseguire determinati lavori di installazione e manutenzione degli impianti domestici. Esso va a distinguere tra un lavoratore qualsiasi e un tecnico esperto. Per legge, è obbligatorio rivolgersi sempre a un impiantista certificato.

Qualsiasi lavoratore che lavora a stretto contatto con l’impianto di sistemi fotovoltaici e quelli fototermoelettrici, impianti a biomasse per usi energetici, pompe di calore per il riscaldamento, refrigerazione e produzione di acqua calda sanitaria (ACS), sistemi solari termici deve possedere la qualifica, per poter svolgere il suo lavoro.

Come si ottiene il patentino FER?

La qualifica FER per impiantisti si ottiene dopo aver frequentato un percorso formativo 80 ore, ma solo nel caso di professionisti che hanno seguito un percorso di 4 anni presso un’impresa del settore, oppure di 3 anni con la qualifica di operazione installatore specializzato.

Facciamo chiarezza: chi ha ottenuto la qualifica tramite laurea, diploma, chi possiede un titolo di formazione professionale o ha ottenuto le abilitazioni grazie all’esperienza lavorativa come operaio specializzato, risulta automaticamente qualificato. Chi invece vuole qualificarsi e non presenta questi requisiti (dal 2013 in poi) deve seguire uno specifico corso di formazione.

Esso si divide in due parti: la prima fase risulta comune a tutti gli indirizzi e ha valenza teorica; la seconda fase va ad approfondire le macro tipologie impiantistiche. Quindi il tecnico si specializzerà o nell’impiantistica di pompe di calore e sistemi solari termici, oppure in sistemi fotovoltaici e foto termoelettrici.

I tecnici qualificati prima del 3 agosto 2013 devono seguire un corso di aggiornamento della durata di 16 ore con cadenza triennale. Al termine del corso, sia di formazione che di aggiornamento, è poi prevista una verifica finale che attesta le abilità acquisite.

Una volta conclusi questi percorsi, colui che riceve la certificazione deve inviarla alla Camera di Commercio.

Obblighi per gli impiantisti

Il livello di preparazione degli impiantisti varia in base al ruolo. In questo senso, non a tutti i tecnici sono richieste le stesse certificazioni:

  • I lavoratori che sostituiscono generatori di calore con caldaia a condensazione in classe A devono essere in possesso dell’abilitazione, secondo il DM 37/2008, alle operazioni per interventi su impianti di climatizzazione e su impianti alimentati a gas;
  • Coloro che si occupano delle sostituzioni di pompe di calore devono possedere anche l’abilitazione secondo D. Lgs. 28/2011 per intervenire su impianti alimentati da FER e quella, secondo DPR 146 del 16 novembre 2018, per poter intervenire su impianti alimentati da gas fluorurati climalteranti;
  • Stesse certificazioni del precedente punto sono necessarie a chi sostituisce generatori di calore esistenti con impianto ibrido;
  • Infine, per coloro che sostituiscono un generatore di calore esistente con caldaia a biomassa e per i lavoratori che installano collettori solari termici, basta l’abilitazione, secondo il DM 37/2008, alle operazioni per interventi su impianti di climatizzazione.
come prendere patentino fgas

Come abbiamo già visto in altri articoli del nostro blog, le aziende e i professionisti che operano a contatto con i gas fluorurati (Fgas) devono munirsi di certificazione FGAS, in modo da garantire una gestione migliore di queste sostanze.

La disciplina in materia è contenuta nel Regolamento UE n. 517/2014, in cui sono inoltre presenti le normative per ridurre le emissioni di gas a effetto serra dell’80-95 % entro il 2050 e limitare così i cambiamenti climatici.

Questo significa due cose per professionisti e aziende che gestiscono gas fluorurati:

  1. I professionisti sono tenuti a seguire dei corsi di formazione o aggiornamento, per essere abilitati alla professione;
  2. Le aziende devono effettuare controlli periodici delle perdite, ma anche dei metodi con cui i gas vengono rigenerati o debellati.

Al termine di queste procedure, professionisti e aziende possono ottenere la certificazione FGAS. In caso di inadempimento, le multe sono molto salate e possono raggiungere anche cifre a quattro zeri.

Ricordiamo che ottenere il patentino Fgas è obbligatorio ai sensi del D.P.R. 146/2018, attuativo del Regolamento CE 517/2014. Senza questa certificazione, non è possibile lavorare a contatto con i gas fluorurati.

Ecco quindi come bisogna comportarsi in merito alla certificazione Fgas.

Corsi per ottenere patentino Fgas

Partiamo dai professionisti che devono ottenere il patentino Fgas personale. Questi devono affidarsi a un’azienda, come ad esempio Agatos Service, che mette a disposizione dei lavoratori corsi di formazione diversificati e utili ai fini di adempimento delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

Il corso di Agatos Service per ottenere il patentino Fgas personale si effettua in aula, come stabilito dalla legge, e dura in totale otto ore, equamente divise in teoria e pratica. L’obiettivo del corso è quello di consentire al lavoratore di poter adempiere l’obbligo formativo previsto dal D.P.R. 43/2012, e abilitarlo al lavoro a contatto con i gas fluorurati.

Il corso, inoltre, prepara il lavoratore all’esame di certificazione finale, attraverso l’esecuzione di prove pratiche in condizioni operative.

Questa certificazione avrà poi durata di 10 anni, al termine dei quali sarà necessario svolgere un esame di aggiornamento.

I requisiti per accedere ai corsi sono essenzialmente due: avere già una preparazione necessaria per lo svolgimento di mansioni legate agli Fgas ed essere maggiorenni.

La scelta del corso varia poi in base del tipo di lavoro da svolgere, si distinguono quindi quattro categorie:

  1. Certificato di I categoria: serve per operare su tutti gli impianti;
  2. Certificato di II categoria: è necessario per lavorare su impianti con meno di 3 kg di carica, ma il lavoratore può eseguire il controllo fughe su impianti con più di 3 kg di carica;
  3. Certificato di III categoria: consente di svolgere solo attività di recupero gas;
  4. Certificato di IV categoria: Consente di svolgere solo il controllo perdite su impianti con più di 3 kg di carica.

Certificazione provvisoria

Se il lavoratore deve conseguire il patentino o rinnovarlo, ma sta già lavorando per un’azienda, può sempre richiedere all’ Ente Erogatore un certificato provvisorio che ha validità di sei mesi, tempo nel quale il lavoratore viene appositamente formato.

Costo del patentino Fgas

Il patentino Fgas personale ha un costo che varia a seconda dell’Ente a cui si decide di affidarsi. L’Ente certificatore (APAVE) offre corsi e certificazioni al costo di 650€ + IVA.

Agatos Service garantisce accesso alla formazione per tutti i lavoratori che necessitano di patentino Fgas al costo di 750€ + IVA, garantendo il massimo della professionalità e tutti i passaggi necessari per mettersi in regola il prima possibile.

corso f-gas

Il corso di patentino frigorista FGAS è necessario per quei lavoratori, autonomi o dipendenti, che devono lavorare a contatto con i gas fluorurati.

E’ necessario quindi, secondo il D.P.R. n. 146 del 16 novembre 2018, che i professionisti che lavorano a contatto con impianti di climatizzazione, refrigerazione, pompe di calore, isolanti e molto altro, affrontino un percorso di formazione al fine di ottenere il patentino FGAS.

Quanto costa ottenere il patentino FGAS?

Costo patentino FGAS

Il costo del patentino FGAS varia in base alla tipologia, può essere infatti individuale o aziendale.

Vediamo brevemente la differenza:

  • Il patentino di frigorista Fgas riconosce un lavoratore come abilitato a operare a contatto con i gas fluorurati. Si ottiene a seguito del superamento di un esame che prevede una prova teorica e una prova pratica. Ha validità di 10 anni, al termine dei quali bisognerà sostenere un corso di aggiornamento e un esame.
  • La certificazione Fgas aziendale riguarda le imprese che impiegano lavoratori che operano a contatto con i gas fluorurati. L’azienda deve essere iscritta al Registro telematico nazionale delle imprese certificate. Il rilascio della certificazione Fgas aziendale avviene a seguito di un audit, in cui si esamina l’elenco delle persone fisiche certificate, impiegate dall’impresa e ci si accerta che gli strumenti e le attrezzature presenti in azienda siano idonee per svolgere l’attività.

Il patentino individuale di frigorista Fgas ha un costo variabile, che comprende l’iscrizione al corso, agli esami e l’iscrizione al Registro Nazionale FGAS. Se si decide di iscriversi ai corsi dell’Ente certificatore (APAVE) per l’esame e l’emissione del patentino, il tutto costa 650€ + IVA.

Ci sono poi agenzie che erogano corsi professionali in aula o a distanza e che rilasciano, a seguito degli esami previsti, le certificazioni richieste. Agatos Service garantisce accesso alla formazione per tutti, supportando aziende e professionisti nel rispetto degli adempimenti previsti per legge.

Il costo di un corso per ottenere il patentino Fgas è di circa la metà rispetto a quello dell’Ente certificatore e offre una preparazione completa ed efficace.

Per quanto riguarda il patentino Fgas aziendale, i costi aumentano per via della gestione dei documenti necessari per presentare la domanda. Questa procedura richiede l’intervento di specialisti, che preparino tutta la documentazione richiesta per legge, in modo da non cadere in errori di tipo burocratico. Solitamente, una consulenza di questo tipo richiede circa 200€ + IVA.

A questi vanno aggiunti i costi dell’audit e dell’iscrizione al registro Nazionale FGAS. Il costo per l’eventuale ispezione in azienda va versato nelle casse dell’Ente certificatore e può raggiungere anche i 400€, questa volta IVA inclusa.

Il corso per il patentino FGAS è obbligatorio?

La risposta è sì. Il corso per il conseguimento del Patentino Frigoristi F-Gas è obbligatorio ai sensi del D.P.R. 146/2018, attuativo del Regolamento CE 517/2014.

Il programma didattico prevede l’acquisizione dei requisiti minimi per operare a contatto con apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento d’aria e pompe di calore contenenti taluni gas fluorurati ad effetto serra.

I corsi variano a seconda del tipo di lavoro da svolgere e si dividono quindi in quattro categorie:

  1. Certificato di I categoria: serve per operare su tutti gli impianti;
  2. Certificato di II categoria: è necessario per lavorare su impianti con meno di 3 kg di carica, ma il lavoratore può eseguire il controllo fughe su impianti con più di 3 kg di carica;
  3. Certificato di III categoria: consente di svolgere solo attività di recupero gas;
  4. Certificato di IV categoria: Consente di svolgere solo il controllo perdite su impianti con più di 3 kg di carica.

In caso di inadempimenti, sono previste multe molto salate, che possono raggiungere anche i 100.000,00 €, nei casi più gravi.

corso f-gas

Gli fgas sono gas fluorurati. Si tratta di sostanze chimiche artificiali che molte aziende, appartenenti a diversi settori, utilizzano quotidianamente. Il loro utilizzo è sicuro, per il basso livello di tossicità e infiammabilità, tuttavia molti di questi presentano un elevato potenziale di riscaldamento globale.

Nel Regolamento 517/2014 sono indicate le normative volte a ridurre le emissioni di gas a effetto serra dell’80-95 % entro il 2050 per limitare i cambiamenti climatici.

Le aziende sono così tenute a munirsi di certificazione FGAS in modo da garantire una gestione migliore dei gas fluorurati.

Cosa prevede il regolamento 517/2014

Questo fondamentale documento prevede l’obbligo di ridurre le emissioni di FGAS al fine di raggiungere gli obiettivi climatici prefissati dall’Unione Europea.

Le aziende sono quindi tenute a: effettuare controlli periodici delle perdite, riciclare, rigenerare, distruggere i gas residui, controllarne l’uso, etichettare prodotti e apparecchiature prima dell’immissione in commercio, e ridurre la quantità di idrofluorocarburi.

Inoltre, di fondamentale importanza è anche la formazione e qualificazione per il personale che lavorano a contatto con questi gas.

Per attestare queste caratteristiche, è necessario che l’azienda ottenga una certificazione personale, ovvero un patentino FGAS. Ne esistono di due tipi: personale e aziendale. Contemporaneamente a questa certificazione è necessario iscriversi alla banca dati FGAS. Su questo portale vanno inseriti tutti gli interventi svolti sui circuiti contenenti gas fluorurati.

Questa regola è stata inserita nel regolamento nel 2019, attraverso il D.P.R. n. 146 del 16 novembre 2018. Il Decreto ha inoltre confermato l’obbligo di iscrizione al Registro telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate, per i lavoratori che lavorano a contatto con i gas fluorurati.

Viene così delineata una figura, quella del frigorista. Questa figura professionale deve essere abilitata a svolgere la sua mansione attraverso una certificazione valida, mentre l’azienda per cui lavora deve presentare alcuni requisiti fondamentali, tra cui l’impiego di personale certificato e strumenti necessari per svolgere le mansioni.

Patentino FGAS personale e aziendale

La certificazione viene rilasciata da organismi di certificazione accreditati.

I certificati vengono rilasciati ai lavoratori, a seguito del superamento di un esame che prevede una prova teorica e una prova pratica. Questa certificazione avrà poi durata di 10 anni, al termine dei quali sarà necessario svolgere un altro esame.

Questo patentino è obbligatorio per quelle persone che svolgono attività di installazione e manutenzione su apparecchiature di condizionamento d’aria e pompe di calore che contengono fgas. Per accedere agli esami, è necessario che il lavoratore sia maggiorenne e che sia preparato a lavorare su impianti di questo tipo.

In attesa della certificazione f-gas si può richiedere allo stesso ente erogatore del patentino, un certificato provvisorio che ha validità di sei mesi, tempo nel quale il lavoratore verrà appositamente formato.

Se in un’impresa è presente almeno un lavoratore in possesso di una certificazione fgas personale, l’azienda può richiedere la certificazione aziendale.

I requisiti sono quelli già accennati nel paragrafo precedente: le persone impiegate devono essere certificate e devono avere a disposizione gli strumenti e le procedure necessari per svolgere le mansioni.

L’impresa deve poi essere iscritta al Registro telematico nazionale delle imprese certificate, processo che può anche avvenire comodamente online. Il processo prosegue con la valutazione della richiesta presentata dall’azienda e con un audit in cui si verificano alcuni requisiti:

  • elenco delle persone fisiche certificate impiegate dall’impresa
  • strumenti e attrezzature idonee per svolgere l’attività
  • garanzia del mantenimento della catena metrologica
  • rispetto delle procedure e istruzioni necessarie per operare
  • verifica delle modalità di gestione dei reclami e ricorsi.

La certificazione fgas aziendale ha una validità di 5 anni e l’impresa dovrà inviare ogni anno la documentazione di mantenimento per ricevere la dichiarazione di sussistenza della certificazione. Dopo cinque anni, si ripete la procedura di verifica.

Norma cei 11-27

All’interno del D.Lgs 81/2008 sono indicate anche le normative riguardanti i lavori su impianti elettrici. In particolare, gli articoli 82 e 83 rimandano alla Norma tecnica CEI 11-27 che individua differenti aree di lavoro in base alla distanza dalla fonte di tensione.

Entriamo nel dettaglio.

Articoli 82 e 83 del D.Lgs 81/2008

Gli articoli 82 e 83, riferendosi alla Norma tecnica CEI 11-27, regolarizzano i lavori sotto tensione e in prossimità di parti attive. In particolare, indicano il divieto di eseguire lavori  sotto  tensione, a meno che le tensioni su cui si opera siano di sicurezza, o quando i lavori vengono eseguiti rispettando alcune condizioni:

  • Procedure e attrezzature sono conformi ai criteri definiti nelle norme di buona tecnica;
  • I lavori avvengono sotto tensioni nominali non superiori  a  1000  V  in  corrente alternata e 1500 V in corrente continua da parte di i lavoratori devono essere idonei e riconosciuti dal datore di lavoro;
  • I lavori avvengono sotto tensioni nominali superiori a 1000 V in corrente alternata e 1500 V in corrente continua purché siano effettuati da  aziende autorizzate.

Per quanto riguarda i lavori in prossimità di parti attive, il D.Lgs 81/2008 dice che essi non possono essere eseguiti se le parti attive non risultano protette o a distanze inferiori ai limiti descritti nel Decreto stesso. I lavori in prossimità di parti attive possono, tuttavia, essere eseguiti se vengono adottate disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi.

Norma CEI 11-27: distanze e norme tecniche

La Norma CEI 11-27 “Lavori su impianti elettrici” si applica a tutte le attività che si svolgono su impianti elettrici, esercitati a qualunque livello di tensione. La Norma CEI 11-27 fornisce prescrizioni per rendere sicure le attività di lavoro su impianti elettrici.

Importante notare che la Norma CEI 11-27 si applica a tutte le tipologie di lavori in cui sia presente rischio elettrico a prescindere dalla natura del lavoro, se ti tipo elettrico o no, come nel caso, per esempio, dei lavoratori edili.

Oltre che fornire le prescrizioni per la sicurezza dei lavoratori sugli impianti elettrici, la CEI 11-27 indica le zone con accesso limitato in base alla distanza dalle parti attive dell’impianto. In particolare, ne individua tre: zona di lavoro sotto tensione, zona prossima e zona di lavoro non elettrico.

In base a queste distanze, la norma individua anche delle categorie di lavoratori:

  1. Lavoro non elettrico
  2. Lavoro elettrico, svolto su parti attive accessibili di linee e di impianti elettrici
  3. Lavoro sotto tensione, ovvero in contatto con le parti attive in tensione
  4. Lavoro in prossimità di parti attive, quelle attività in cui un lavoratore entra nella zona prossima con parti del proprio corpo.

In relazione al tipo di attività e alla distanza dalla fonte di tensione, il datore di lavoro è obbligato a individuare una specifica qualifica per chi opera nelle zone più o meno distanti dall’attività elettrica. In particolare, il datore di lavoro deve qualificare il singolo lavoratore in base alla sua esperienza e preparazione, attribuendo uno di questi ruoli:

  1. PES, Persona Esperta, che è in grado di analizzare i rischi e di evitare i pericoli, ha esperienza e attitudine a lavorare in prossimità degli impianti elettrici;
  2. PAV, Persona Avvertita, avvisata da persone esperte circa i pericoli dell’impianto elettrico, ma che necessita dell’affiancamento di un professionista;
  3. PEI, Persona Idonea ai lavori elettrici sotto tensione;
  4. PEC, Persona Comune, né esperta né avvertita.

La Normativa CEI 11-27 prevede dunque la formazione necessaria per gli addetti ai lavori elettrici, in base al ruolo del singolo lavoratore e del suo approccio con la fonte di tensione. Si tratta di una Norma molto importante per salvaguardare la salute del lavoratore e anche la produttività dell’impianto.

 

pes pav pei

Cosa vuol dire PES, PAV e PEI?

PES, PAV e PEI sono figure professionali con uno specifico grado di competenza, che possono quindi svolgere determinati lavori elettrici sotto tensione.

In particolare, il PES è un lavoratore esperto, dotato di conoscenze tecnico-teoriche e in grado di analizzare e valutare i rischi derivanti dall’elettricità. Può quindi operare fuori tensione e in prossimità di tensione, ovvero su quadri parti di impianti elettrici a cui viene tolta tensione durante lo svolgimento del lavoro, o entro una certa distanza dalle parti attive di impianti elettrici in tensione.

Il PAV è una persona avvertita, ovvero può effettuare lavori fuori tensione e in prossimità di tensione, sotto la supervisione di una PES.

PEI, invece, indica un lavoratore in possesso dell’idoneità a svolgere lavori elettrici sotto tensione, eseguiti su parti attive di impianti elettrici.

Per completezza, precisiamo in questa sede che queste tre figure professionali, in base alla rispettiva qualifica, possono occuparsi solo di lavori su sistemi di categorie 0 (a bassissima tensione nominale minore o uguale a 50 V a corrente alternata o 120 V se continua) e categorie I (a bassa tensione nominale da oltre 50 fino a 1000 V se la corrente si presenta alternata; o da oltre 120 V fino a 1500 V in caso di corrente continua). I lavori sotto tensione su sistemi di Categoria II e III non sono di competenza di PES, PAV e PEI, ma possono essere svolti soltanto da aziende autorizzate dal Ministero del Lavoro.

Requisiti per la nomina di PES, PAV, PEI

Secondo il D.Lgs. 81/08 e la normativa CEI 11-27, l’attribuzione della qualifica di PES, PAV e PEI deve essere messa per iscritto dal Datore di Lavoro.

Al punto 4.15.1 della normativa appena citata, sono riportati i requisiti necessari per l’attribuzione della qualifica di PES, PAV, PEI. Li riportiamo nel seguente elenco:

  • Le figure professionali devono aver portato a termine l’istruzione necessaria (Corso online PES PAV PEI CEI 11-27) per conoscere a fondo l’impiantistica elettrica, la normativa di sicurezza, i rischi e pericoli connessi ai lavori elettrici. Questa può avvenire attraverso corsi tradizionali, multimediali, addestramento operativo, affiancamento o simulazioni.
  • Le figure professionali devono aver maturato un’esperienza sul campo, in cui hanno appreso le situazioni caratterizzanti una o più tipologie di lavori elettrici.
  • E’ fondamentale infine che le figure professionali risultino idonee a livello psicologico e fisico, che prestino molta attenzione alle attività che svolgono e che siano particolarmente precise.

Oltre a questi indici comuni a tutte e tre le figure professionali, è bene che il datore di lavoro attesti la preparazione teorica e pratica in base alla qualifica a cui si mira. Il PES dovrà quindi essere un esperto dei lavori fuori e in prossimità di tensione, mentre il PEI deve aver maturato una solida conoscenza degli impianti elettrici con parti attive. In particolare, quest’ultima figura professionale deve integrare ai requisiti di PAV e PES, anche le conoscenze teoriche di Livello 1A e capacità per l’operatività di Livello 1B.

L’idoneità viene concessa a seguito di un attento esame attitudinale e psicofisico, e valutando la capacità di applicare le norme di sicurezza durante lo svolgimento dei lavori elettrici.

Le qualifiche di PES, PAV e PEI presentano una scadenza. Infatti, possono essere revocate nel caso in cui il soggetto non risulta più in possesso delle qualità necessarie previste dalla norma. Se dovessero venire quindi meno i requisiti appena elencati, il datore di lavoro deve procedere con un esame di riqualifica e sottoporre il lavoratore a corsi di formazione o affiancamento.

cabina elettrica mt bt

Vi sono particolari categorie di lavoratori che, per il tipo di mansione che svolgono, sono considerate ad alto rischio e dunque vanno particolarmente tutelate.

Una forma di tutela è sicuramente un’adeguata formazione, che fa sì che un soggetto agisca in piena consapevolezza di pericoli e rischi presenti sul luogo di lavoro, non faccia azioni avventate e garantisca così l’incolumità sua e degli altri.

Rientra sicuramente in questa categoria a rischio, il lavoro degli addetti alla manutenzione delle cabine elettriche MT/BT o MT/MT.

I cosiddetti “lavori in tensione” sono regolati dalla norma UNI CEI 11-27, che prevede che per coloro che operano in tensione o in bassa tensione, l’obbligo di seguire il corso di formazione PES/PAV/PEI e successivamente il corso per Addetto alla manutenzione di cabine elettriche MT/MT e MT/BT.

Quest’ultimo, nello specifico, riguarderà:

  • Corretta esecuzione degli interventi di manutenzione;
  • Documentazione per gli interventi manutentivi;
  • Compilazione delle schede di manutenzione e rintracciabilità;
  • Dispositivi di protezione: tipologie e caratteristiche elettriche;
  • Esecuzione delle manovre elettriche per la messa fuori tensione e in sicurezza nelle Cabine Elettriche.

Il corso deve essere erogato in aula o, in alternativa, in videoconferenza, e ha una durata di 14 ore.

Far lavorare gli operatori in sicurezza, ancor di più in settori ad alto rischio, oltre a essere un obbligo normativo, deve anche rappresentare un obbligo morale per l’azienda stessa.